La profonda inutilità di certe materie…

14 01 2010

…o di come vengono insegnate.

Questo post si può considerare una continuazione di quello di qualche tempo fa sulla matematica. Bene, la matematica può essere applicata me ne rendo conto anche se su certe formule nutro comunque i miei dubbi, ma la letteratura latina?

Ora, passi per Dante e i suoi compagni di merende, passi per quel manipolo di emarginati sociali, depressi e sociopatici dei romantici, ma studiare a memoria versi di “poeti” in una lingua morta nel 2010 può davvero servire a qualcosa?

Che nessuno si azzardi a tirare fuori la storia dell’elasticità mentale perché allora sarebbe molto più elastico e pratico imparare una lingua che si parla ancora! Qua si tratta di puro sistema malato alla radice, e che poi si insegni latino allo scientifico è ancora più sconcertante. Cosa mi servirà mai, finita questa benedetta maturità, sapere a memoria quello che scrivevano Orazio, Catullo e chi per essi? Sarà davvero necessario per la mia vita o magari sarebbe più furbo imparare che so, lo spagnolo o il tedesco magari?

Ma se si parla con qualsiasi persona che si autoritenga colta il latino è vitale addirittura, l’elasticità mentale che dà lo studio di una lingua morta e sepolta da 1000 anni in effetti cosa può darcela a noi ignoranti studenti? E se poi chiedi a questa persona se ha mai studiato il latino 99 su 100 la sua risposta sarà: “No, ma non sai quanto avrei voluto…”

Poi ci si lamenta che la scuola italiana è indietro. Ma certo che lo è! Ci fanno studiare opere insulse di gente che non ci credeva manco quando le ha scritte, vogliono insegnarci il latino, perdiamo tre anni e dico tre dietro alla Divina Commedia, uno dietro i Promessi Sposi e il restante tempo a commentare poesie vecchie e senza senso per noi che non le condividiamo e manco le capiamo. Filosofi che non sanno quello che dicono, cose che se fossero state scritte da me ora come ora sarebbero considerate oscenità.

Tutti sanno leggere, se io volessi leggermi una poesia vado a comprarmi una raccolta e a casa prima di addormentarmi mi infliggo questa tortura! Ma sono problemi miei se voglio deprimermi come Leopardi, con tutte le cose utili che ci sarebbero da fare e imparare nel Terzo Millennio ci si perde in argomenti, dico sul serio, inutili.

E invece no, si continua imperterriti per questa strada perché in effetti sta dando ottimi risultati eh? Penso che la scuola italiana sia dietro anche allo Zimbawe!

La cosa bella è che c’è gente convinta che queste cose possano servire, solo perché lo dice qualche intellettuale ridicolo che non si può contraddire.

E’ assurdo davvero, pensateci bene e datemi il vostro parere.


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Una risposta

15 01 2010
Giulia

Guarda, io ho fatto il Classico e all’epoca non capivo a che diavolo mi servissero greco e latino.
Poi ho studiato inglese.
Ci credi che la grafia delle parole inglesi derivate dal greco la so perché mi ricordo lo spelling dell’originale, e la traslitterazione è perfetta? Gli inglesi sono precisi, su queste cose. Rhythm. Psyche. Utopia. Hybrid. Hydraulic. Potrei andare avanti all’infinito.
E il latino?
I Romani ci sono stati, in Inghilterra. E hanno lasciato in eredità una quantità di termini, che nella lingua comune vengono utilizzati per le parole figurate. Nebulous. Acerbic. Bellicose. Quando ero in Inghilterra parlavo come un professore e tutti si stupivano e io: “Eh, grazie tante, quelle che per voi sono parole complicate per me sono la mia lingua.”

Morale della favola: adesso non sai a cosa ti servono. Lo saprai più avanti. Ma niente, e dico NIENTE di quello che si impara è veramente sprecato.

(Poi potremmo discutere di come i programmi, più che le materie, siano obsoleti. E di come la storia andrebbe studiata a ritroso, partendo dai fatti del giorno per ricostruirne le cause; di come la narrativa contemporanea dovrebbe trovare un posto nello studio dell’italiano, perché un paese e la sua cultura non li capisci solo leggendo Svevo; e mille altre cose. Ma sulla questione che poni, ecco, quanto sopra.)

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